L'EMIGRAZIONE ITALIANA NEL RIO GRANDE DO SUL BRASILIANO (1875-1914)

L'EMIGRAZIONE ITALIANA NEL RIO GRANDE DO SUL BRASILIANO (1875-1914)

Fonti diplomatiche

Gianpaolo Romanato e Vania Beatriz Merlotti Herédia
Longo Editore, Ravenna, 2018

La grande emigrazione dall'Italia di fine Ottocento coincise con la richiesta di emigranti da parte del Brasile, un paese enorme spopolato, poco coeso. Una parte di quanti arrivavano in Brasile dall'Italia furono smistati nel Rio Grande do Sul, il territorio più meridionale e abbandonato.
Qui, nella zona di montagna, di un'area boschiva è disabitata, estesa approssimativamente come la Valle Padana, furono delimitate 4 zone coloniali, destinate esclusivamente ai nostri immigrati, dove affluirono, tra fine Ottocento e inizi del Novecento, più di centomila italiani, provenienti per la maggior parte del Veneto. Erano contadini, artigiani, braccianti, molti analfabeti, tutti dialettofoni, che furono quasi abbandonati a se stessi.
Per sopravvivere dovettero difendersi dagli animali selvatici, disboscare la foresta, costruire le case, avviare le coltivazioni, aprire delle strade, creare una rete commerciale. La solitudine rafforzò l'unione di questi coloni che da allora hanno conservato fino a oggi tutte le peculiarità dei primi arrivati, a partire dalla lingua: il dialetto veneto, che si è mescolato al portoghese e ha dato vita ad una koinè linguistica tutta particolare.
Si tratta di un caso che ha pochi uguali nella storia migratoria, non soltanto italiana: un gruppo sociale che si è perfettamente integrato nel paese di arrivo, il Brasile, di cui oggi rappresenta l'elite, mantenendo però le caratteristiche e le particolarità del paese d'origine e soprattutto della regione di provenienza, il Veneto.
L'odissea di questa comunità fu seguita attentamente dalle autorità diplomatiche italiane. Le loro relazioni, apparse allora su pubblicazioni del Ministero degli affari esteri, vengono qui riproposte integralmente, come testimonianza diretta e drammatica di una pagina di eroismi e sofferenze della quale possono andare fieri tanto l'Italia quanto il Brasile.
 

Gianpaolo Romanato

Professore di storia contemporanea all'Università di Padova, è membro del Pontificio comitato di scienze storiche (Città del Vaticano). Ha fatto parte della Consulta dei veneti nel mondo della Regione Veneto e dirige la collana Civiltà veneta nel mondo. È autore di numerosi volumi, alcuni tradotti all'estero. Fra questi: Pio X. Alle origini del cattolicesimo contemporaneo (2014), Un italiano diverso Giacomo Matteotti (2010), L'Italia della vergogna nelle cronache di Adolfo Rossi (2010), Gesuiti, guarani ed emigranti nelle riduzioni del Paraguay (2008), L'Africa nera fra cristianesimo e islam. L'esperienza di Daniele Comboni (2003).