Fue cuando el fútbol se lo comió todo. La politica, lo sport e la stampa nell'Argentina del proceso

Tesi di laurea magistrale di Enrico Montanari
Corso di laurea magistrale in Storia dal Medioevo all'età contemporanea
Facoltà di Studi umanistici
Università: Ca' Foscari di Venezia
Relatore: prof. Luiz Fernando Beneduzi
Correlatore: prof. Mario Ranalletti
Anno accdemico: 2015-2016

Il 1978 fu un anno molto particolare per la storia dell’Argentina; solo due anni prima il governo di Isabel Perón, terza moglie del generale morto nel 1974, veniva deposto da un colpo di stato guidato da una giunta militare capeggiata dal generale Videla (Esercito), dall’ammiraglio Massera (Marina) e dal brigadiere generale Agosti (Aviazione). Passato alla storia col nome di Proceso de reorganización nacional il governo della giunta militare si mantenne al potere fino al 1983 quando dalle elezioni uscì vincitore la Union civica radial guidata da Raúl Alfonsín. Durante questi sei anni, l’Argentina conobbe uno dei momenti più repressivi della sua storia. Furono gli anni dei desaparecidos, della repressione degli studenti e degli oppositori politici, della lotta contro una presunta “sovversione” interna ed esterna che non si fermava davanti alla violazione dei basilari diritti umani. Tra il 1978 e il 1979 si raggiunse l'apice nelle politiche coercitive del governo militare.
Nel 1978 l'Argentina fu sede dell'XI mondiale di calcio Fifa, evento che vide la Selección trionfare per la prima volta nella sua storia. Fue cuando el fútbol se lo comió todo si propone di analizzare come questo evento venne raccontato dalla stampa Argentina. Nello specifico sono stati presi in esame gli articoli pubblicati tra agosto 1976 e luglio 1978 da giornali (Clarín, La Nación, The Buenos Aires Herald, La Capital (Mar del Plata), La Capital (Rosario) e Los Andes) e riviste afferenti all’Editorial Atlántida (El Gráfico, Somos, Gente) e indipendenti (Goles e Mercado).
Il progetto del mondiale di calcio non nacque da una volontà politica della giunta militare, ma costituì un’ottima vetrina per un governo che voleva presentarsi come l’unica forza in grado di riportare il Paese a una stabilità politica, sociale ed economia. Il mondiale fu sostanzialmente un successo per la giunta militare che ne uscì rafforzata a livello mediatico di fronte all’opinione pubblica nazionale e internazionale.
Com’era intuibile, nessuna delle pubblicazioni scelte espresse posizioni contrarie al mondiale. In modo più o meno esplicito tutte le testate giornalistiche concordarono nell’affermare l’importanza di quest’evento per l’Argentina e sollecitarono i lettori a lasciar da parte le divergenze e a cooperare per la buona riuscita dello stesso. Del resto l’Argentina della fine degli anni Settanta era un Paese in cui veniva praticato un severo controllo sulla stampa e veniva impedita la pubblicazione di articoli critici contro le forze di governo, specie se provenienti dalla stampa estera. Malgrado l’assenza di una vera e propria opposizione, le riviste e i giornali analizzati utilizzarono diversi approcci quando si trattava di scrivere sull’evento. Nello specifico si possono riscontrare tre linee guida, non mutuamente esclusive, ma, più frequentemente, intrecciate e/o sovrapposte tra loro.
Una prima linea è quella del mondiale come fiesta de todos, inteso soprattutto come un momento festivo importante non solo per chi assisteva all’evento sportivo, ma per l’intera popolazione argentina che veniva invitata a partecipare attivamente all’organizzazione. Questa linea venne adottata soprattutto da La Nación e dai giornali locali di Mar del Plata, Rosario e Mendoza.
Una seconda linea può essere considerata quella della fiesta de todos los argentinos: in questo caso il mondiale doveva essere in primo luogo una festa argentina e degli argentini poi di tutti gli altri. “A pesar de todo, los argentinos hicimos el mundial” fu uno dei titoli più utilizzati dalle riviste che adottarono questa linea editoriale, per lo più facenti parte dell’Editorial Atlántida.
L’ultima è la linea del mondiale come fiesta del deporte, in cui il fattore principale è il mondiale come evento sportivo. Soprattutto Clarín e le due riviste di settore adottarono quest’approccio.
Concludendo, nessuna delle pubblicazioni scelte si è mostrata particolarmente ostile nei confronti dell’evento. L’XI mondiale di calcio Fifa serviva un po’ a tutti, sia a chi era a favore della giunta militare, come l’Editorial Atlántida, sia a chi, invece, continuava a scrivere denunciando le violazioni dei diritti umani, come The Buenos Aires Herald. Questo perché un evento di tale portata poteva aiutare sia chi voleva mostrare al mondo che l’Argentina era riuscita a superare le sue decennali difficoltà e rientrava di diritto nel novero dei Paesi occidentali, sia chi voleva mostrare al mondo quello che stava realmente succedendo nel Paese.

Note biografiche sull’autore
Enrico Montanari, dopo la laurea magistrale in Storia dal Medioevo all'età contemporanea, ha conseguito una maestria in Historia all'Università Tres de Febrero di Buenos Aires. Attualmente sta sostenendo il dottorato all'Università autonoma di Madrid dove si occupa di storia dello sport.

Per contattare l’autore:
e.horus89 [at] gmail.com

Enrico Montanari