Gli esuli italiani in America Latina durante il Risorgimento

Tesi di laurea triennale di Alessandro Bonvini
Corso di laurea in Scienze storiche
Facoltà di Lettere e filosofia
Università degli studi di Milano
Relatrice: prof.ssa Maria Luisa Betri
Correlatore: prof. Nicola Del Corno
Anno accdemico: 2013-2014

A partire dagli sviluppi storiografici più recenti, debitori sia agli studi che hanno operato una revisione delle categorie tradizionali, sia al nuovo approccio metodologico proveniente dal campo della world history, l’interpretazione del Risorgimento, quale movimento diasporico formatosi in simbiosi con le varie correnti culturali del suo tempo, ha acquisito una nuova vitalità. Grazie ai contributi di Maurizio Isabella e Agostino Bistarelli, l’esilio ha conosciuto un nuovo interesse storico fino ad essere assunto a categoria fondamentale per interpretare il processo risorgimentale e per comprendere come venne a determinarsi una certa idea di Italia. Similmente ad altre forme di nazionalismo diasporico, il Risorgimento italiano si originò all’estero grazie all’elaborazione teorica e all’azione politica di uomini che avevano lasciato il Paese, o perché in fuga da condanne, o perché perseguitati dalla polizia, e che in un secondo momento fecero ritorno in patria partecipando direttamente alle attività del movimento per l’unificazione. Per alcuni decenni numerose comunità di espatriati vissero tra Barcellona, Rio de Janeiro, Montevideo e Buenos Aires: uomini e intellettuali coinvolti direttamente nei tentativi insurrezionali che, attraverso la stampa e gli scambi epistolari, la cospirazione settaria, l’impegno politico e la lotta militare diedero vita ad una internazionale rivoluzionaria in opposizione all’ordine monarchico-aristocratico.
La prospettiva generale di analisi iniziale, dunque, si dipana all’interno di questa dimensione globale e in essa ritrova le proprie coordinate, facendo dell’esilio una delle esperienze più vivide e significative della lunga età delle rivoluzioni.
Muovendo da questa impostazione storiografica, che pone l’accento sulla forma dialogica e sul carattere cosmopolita dell’emigrazione risorgimentale, questo lavoro di tesi analizza l’esilio soprattutto come fenomeno organicamente strutturato, che in fieri riprodusse pratiche politiche e che ab externo alimentò il movimento nazionale. Dal primo punto di vista, il mazzinianesimo costituì l’alveo ideologico entro cui esuli come Giovanni Battista Cuneo, Luigi Rossetti, Tito Livio Zambeccari e Giuseppe Garibaldi agirono durante il proprio esilio consumatosi tra lo Stato brasiliano del Rio Grande do Sul, l’Uruguay e l’Argentina. Nella fattispecie, l’intera summa di teoria e prassi della produzione mazziniana, durante la prima metà dell’Ottocento, rappresentò l’esperimento politico più avanzato teso a gettare le basi di un’organizzazione democratica trans-nazionale e, al contempo, agì da riferimento centrale per quei Paesi impegnati nei processi di nation e state-building, che proprio dal mazzinianesimo trassero idee e paradigmi funzionali alla organizzazione dei nuovi stati-nazione su base repubblicana.
Attingendo da un'ampia documentazione dell’epoca (giornali, riviste, scritti privati), la prima parte della tesi affronta in maniera analitica le modalità attraverso cui questo fenomeno venne a maturazione, soffermandosi su tutti quei momenti in cui l’elaborazione degli esuli italiani venne a contatto e, di conseguenza, in disposizione dialettica con quella delle élite repubblicane dei Paesi rioplatensi. Significative, in questo caso, furono le esperienze di Luigi Rossetti, firma illustre del periodico “O Povo”, organo ufficiale della Revoluçao Farroupilha e di Giovanni Battista Cuneo, direttore a Montevideo dei giornali “El Iniciador” e “L’Italiano”.
Parallelamente l’attenzione della ricerca si muove lungo quei percorsi, propriamente politici e militari, nei quali si espresse l’apporto risorgimentale italiano alle varie cause separatiste e repubblicane nella zona rioplatense, soffermandosi sulle esperienze della Guerra dei Farrapos (Rio Grande do Sul, Brasile) e della Guerra Grande (Uruguay).
Gli esuli che nel corso degli anni Trenta e Quaranta parteciparono alla Guerra dos Farrapos o alla Guerra Grande riconobbero infatti alle leadership militari dei movimenti di Bento Gonçalves e Fructuso Rivera quel carattere rivoluzionario in linea con le loro aspirazioni democratiche e con le ambizioni di affrancamento dei loro popoli, in opposizione agli interessi della corona di Pietro II e all’autoritarismo di Rosas.
Sia nel primo caso, sia soprattutto nel secondo, la comunità mazziniana partecipò direttamente alle vicende belliche, contribuendo con la formazione di un contingente militare, la Legione italiana guidata da Giuseppe Garibaldi, con la fondazione di un ospedale militare, diretto da Bartolomeo Odicini, e con la costituzione di un comitato, la comisión encargada de la Legión italiana, adibito al recupero di finanziamenti economici.
Questi aspetti indicano dunque la presenza di profonde relazioni tra le ideologie dei democratici europei e i rivoluzionari sudamericani e sottolineano la continuità alla base del rapporto tra i patriottismi dei due continenti. L’interscambio culturale e le strette connessioni politiche tra i due mondi, di cui gli esuli furono appunto interpreti, spinge a considerare l’esistenza di un “momento americano” nella cultura risorgimentale italiana, che indica come la composizione politico-ideologica del pensiero di molti esuli mazziniani risentisse degli input e degli spunti provenienti dalle vicende sudamericane. E, di riflesso, il dibattito a cui gli esuli medesimi dettero vita e al coinvolgimento che ebbero nelle vicende locali, inducono a parlare di “momento italiano” nel percorso di costruzione nazionale delle repubbliche del Cono Sud. Nel complesso, questa articolazione di inneschi e richiami fece sì che i temi del patriottismo democratico, dell’eroismo militare e del cosmopolitismo rivoluzionario, incarnati profondamente dagli esuli risorgimentali a partire dalla particolare parabola storica dell’America Latina, elevassero una certa corrente del Risorgimento italiano a movimento intrinsecamente universalista e autenticamente emancipatore, formatosi intellettualmente sullo scambio di idee e modelli politici di cui gli esuli stessi furono interpreti.

Note biografiche sull’autore
Laureato in Scienze storiche all’Università degli studi di Milano si interessa di America Latina e di politica internazionale.

Per contattare l’autore:
alex.bonvini [at] gmail.com

Alessandro Bonvini