Integrazione regionale: esperienze in America Latina e nel Mercosur

Tesi di laurea di Giacomo Pellini

Corso di laurea in Scienze dello sviluppo e della cooperazione internazionale
Interfacoltà Scienze politiche, Lettere e filosofia, Economia
Università: Università degli studi di Roma “La Sapienza”
Relatore: prof. Roberto Pasca di Magliano
Corelatore: prof. Luciano Vasapollo
Anno accademico: 2012/2013

L’obiettivo di questa riflessione è analizzare quale impatto abbia avuto l'integrazione economica regionale in America Latina e se abbia apportato effettivamente i vantaggi sperati. L’attenzione si concentra maggiormente sull’aspetto economico e commerciale dell’integrazione, ma non vengono comunque trascurate le dimensioni politiche, anche perché risulterebbe difficile tracciare una linea tra risvolti politici ed economici.
I cambiamenti avvenuti nel subcontinente latino-americano tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, quali il ritorno alla democrazia per paesi precedentemente sostenuti da dittature militari (come l’Argentina e il Brasile) e l'affermazione di politiche di liberalizzazione economica, sostenute perlopiù dagli Usa e dalle organizzazioni finanziarie sovranazionali (quali Fmi e Bm) hanno contribuito alla diffusione di un nuovo regionalismo, il cosiddetto “regionalismo aperto”. improntato a principi di stampo neoliberale.
Questo periodo ha visto la nascita di nuovi organismi di integrazione regionale, nonché la rivitalizzazione di precedenti accordi divenuti obsoleti (come la Comunità Andina). Il regionalismo si è diffuso ampliamente nel sub-continente, tanto da far divenire l’America Latina un vero e proprio laboratorio per i processi di integrazione economica. La scelta dell’area geografica non è stata quindi per nulla casuale, ma frutto di un attento esame tra varie alternative.
Si è scelto di concentrarsi soprattutto su uno di questi blocchi regionali, il Mercosur, organismo nato come organizzazione di stampo prettamente commerciale ed economica, che si prefigge come principale obiettivo la crescita dei mercati nazionali dei paesi membri e la creazione di un mercato unico tra questi.
Costituito nel 1991, con il Trattato di Asuncion, da Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay e allargatosi, nel 2012, al Venezuela, fino ad allora paese osservatore, il Mercosur, quinto aggregato mondiale con un Pil di 3.300 miliardi di dollari, si è imposto all'attenzione internazionale diventando un credibile interlocutore commerciale e conferendo ai paesi membri un maggior peso nei negoziati internazionali.
Un’analisi che si concentra sull’integrazione economica regionale non può prescindere da un riferimento alle principali teorie dell’integrazione economica e alle pratiche ad essa funzionali, quali la scelta del partner, la coordinazione delle politiche economiche e il problema relativo all'instaurazione di una ottimale tariffa esterna comune.
Da quest’analisi emerge che gli accordi di integrazione regionale, se attuati insieme a pratiche economiche e a politiche corrette ed efficaci, possono essere strumenti attraverso cui perseguire crescita economica e sviluppo, soprattutto per le regioni ed i paesi in via di sviluppo. I vantaggi derivanti dall’integrazione per questi paesi sono molteplici, quali l’ampliamento e l’apertura dei propri mercati e l’aumento della credibilità economica e politica a livello internazionale.
All’interno di questa cornice teorica si colloca la struttura e la storia del Mercosur. Un confronto tra quest’ultimo e i processi di integrazione “storici” in America Latina, come il Lafta, (Latin America Free Trade Area) che fu creato con il Trattato di Montevideo del 1960, primo tentativo di mercato comune in America Latina, divenuto Laia (Latin America Integration Association) nel 1980, permette di evidenziare la diversa natura di questi organismi. I processi di integrazione storici si sono rivelati un fallimento soprattutto per l’eccessivo accentramento statale in materia di politica economica, cosa che ha reso molto difficile i processi di apertura e di integrazione commerciale tra paesi. A differenza di questi, il Mercosur è nato in piena notte neo-liberale, durante l’egemonia culturale dei principi del Washington consensus, con il duplice scopo di instaurare un mercato comune, da raggiungere attraverso l’abbattimento delle barriere commerciali tra gli stati membri, e di applicare una tariffa esterna comune, obiettivo che è stato quasi del tutto raggiunto con la firma del Protocollo di Ouro Preto nel 1995, che ha dato anche una struttura istituzionale all’organizzazione. Sin dall’inizio il Mercosur ha dato i risultati sperati: incremento degli scambi commerciali tra i paesi membri, aumento del loro Pil, afflusso all’interno del blocco di investimenti esteri provenienti dai paesi occidentali.
Tuttavia l’eccessiva esposizione delle deboli economie dei paesi membri agli avvenimenti economici internazionali, come la crisi messicana del 1994 e le crisi asiatiche del 1997, hanno mostrato la vulnerabilità del processo di integrazione, che coinvolgeva paesi fragili dal punto di vista commerciale. Le diverse crisi interne ai paesi membri, culminate con il tragico default argentino del 2001, hanno messo in serio pericolo il processo avviato dieci anni prima. La mancanza di istituzioni sopranazionali, capaci di contribuire alla soluzioni di dispute commerciali tra i paesi membri, e di un coordinamento delle politiche economiche, atto a evitare sia l’insorgere di dispute tra gli stati membri, sia una loro rivalità nell’attrazione degli investimenti esteri (soprattutto tra Argentina e Brasile), sono considerate le cause principali della sua battuta d’arresto. Non si può non considerare, inoltre, che il Mercosur è un meccanismo di integrazione asimmetrica: il Brasile, che da solo sviluppa il 77% del Pil del gruppo, e mira ad essere il paese egemone della regione, cosa che rende improbabile che esso ceda parte della propria sovranità per devolverla a istituzioni di stampo sovranazionale.
La crisi che ha colpito il mondo dal 2008 non ha risparmiato nemmeno il continente latino-americano. Tuttavia la ripresa economica di quest’ultimo è stata repentina, e, già nel 2010 i paesi del Mercosur hanno registrato tassi di crescita positivi. Un’integrazione intensa e profonda potrebbe rafforzare e dare ulteriore impulso alla crescita di questa paesi, che, nonostante le buone performance economiche, rimangono paesi in via di sviluppo, con una crescita sostenuta, ma fragile.
L’ingresso a pieno titolo del Venezuela (2012) potrebbe permettere al Mercosur di ampliare il proprio peso a livello economico, essendo il Venezuela un paese che ricava dall’esportazione di commodities energetiche il 12% del proprio Pil. Vi dovrà essere, però, la volontà di cooperazione economica e politica tra questi paesi, soprattutto da parte del Brasile, il quale, oltre a essere troppo spesso orientato ad intraprendere decisioni economiche unilaterali spesso dannose per gli altri paesi membri, ha uno sguardo più ampio, e mira a divenire una potenza mondiale, non certo regionale.
Nell’ambito dei rapporti con l’esterno paiono significativi i negoziati tra Mercosur e Unione Europea (Ue), principale modello a cui si sono ispirati i fondatori del Mercosur.
Ue e paesi Alc (sigla con la quale vengono indicati i paesi dell’America Latina e dei Caraibi) - più precisamente durante la Conferenza di Rio del 1999, che ha posto le basi per una cooperazione economica e politica istituzionalizzata - i rapporti non sono mai stati facili e hanno conosciuto un’interruzione dal 2004 al 2010 a causa di una disputa commerciale relativa alle barriere verso alcuni prodotti industriali che i paesi latinoamericani esportavano nell’Ue.
Iniziati all’interno di un sistema di conferenze periodiche bi-regionali tra Ue e paesi Alc (America Latina e Caraibi) – più precisamente durante la Conferenza di Rio del 1999, che ha posto le basi per una cooperazione economica e politica istituzionalizzata – i rapporti non sono mai stati facili e hanno conosciuto un’interruzione dal 2004 al 2010 a causa di una disputa commerciale relativa alle barriere verso alcuni prodotti industriali che i paesi latinoamericani esportavano nell’Ue.
Ripresi durante la Conferenza di Madrid del 2010, i negoziati vedono l’Ue molto interessata alla cooperazione con il Mercosur, nonché ad un Accordo di associazione con quest’ultimo, soprattutto per l’alto potenziale economico dei paesi che ne fanno parte, Brasile in primis. Tuttavia, la ricerca di una partnership privilegiata con il Mercosur non è un obiettivo facilmente raggiungibile, in quanto, da un lato, ci sono altri attori internazionali che competono con l’Ue, quali Stati Uniti e Cina, dall’altro persistono forti asimmetrie tra i blocchi, dovute alla diversa natura dei due organismi commerciali, che non agevolano l’istituzionalizzazione del dialogo inter-regionale come auspicato dall’Ue. Il Mercosur, infatti, si caratterizza per avere delle istituzioni interne deboli, per il ruolo sproporzionato della diplomazia presidenziale all’interno dei paesi, nonché per l‘asimmetria del proprio processo di integrazione. L’integrazione del Mercosur viene definita dalla letteratura “vulnerabile”, in quanto, a differenza dell’Ue, manca di istituzioni sovranazionali e di una politica economica comune, benché i più recenti tentativi cerchino di colmare questo vuoto.
Nel contesto attuale di profonda crisi economica e politica dell’Europa e di crescita economica di Brasile e Argentina, una cooperazione più intensa tra i due soggetti potrebbe rivelarsi un ottimo investimento per il futuro, per entrambe le parti. Se, da un lato, infatti, l’Ue potrebbe offrire supporto e logistica all’integrazione del Mercosur, dall’altro le buone condizioni economiche e la ricchezza di risorse renderebbero quest’ultimo un ottimo partner per l’Ue.

Note biografiche sull’autore
Laureato in Scienze della cooperazione internazionale presso l’Università di Roma “La Sapienza”, si interessa di America Latina, Africa e, in generale, di Paesi in via di sviluppo.

Per contattare l’autore:
giacomo.pellini1 [at] gmail.com

Giacomo Pellini