Viaggio nell’America Latina. Generali e colonnelli

Tesi di laurea di Domenico Pontrandolfi

Corso di laurea triennale in Scienze storiche, del territorio e per la cooperazione internazionale

Facoltà di Lettere e Filosofia

Università: Roma Tre

Relatore: Prof. Maria Rosaria Stabili

Correlatore: Dott. Sergio De Santis

Anno accademico: 2004 - 2005

Il lavoro si propone di offrire una valutazione critica delle trasmissioni televisive a carattere storico attraverso la visione di materiale audiovisivo di vario genere (documentari, inchieste giornalistiche, fiction). L’idea mi è venuta frequentando il laboratorio condotto dal dott. De Santis, Storia in Tv e Tv come storia.
Il materiale esaminato è stato sottoposto ad un’attenta analisi del testo e delle immagini, del ruolo del conduttore e delle interviste, dell’importanza del montaggio e della colonna sonora e, infine, del tipo di messaggio veicolato.
Ho ritenuto opportuno applicare le metodologie acquisite ad un contesto storico preciso, che è quello del militarismo e delle dittature militari dell’America Latina tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento viste attraverso il documentario Viaggio nell’America Latina. Generali e colonnelli. Genesi ed analisi di un documentario prodotto e mandato in onda dalla Rai nel 1969.
La tesi si articola in quattro parti.
La prima parte, La storia in Tv, è una sintesi dell’evoluzione dei programmi storici televisivi nel contesto storico nazionale con lo scopo di evidenziare le relazioni tra testo e immagini nel corso del tempo.
La seconda parte, Militarismo e dittature militari in America Latina, affronta la storia del militarismo latinoamericano particolarmente per quei Paesi oggetto d’inchiesta nel documentario: Argentina, Brasile e Perù.
Il ruolo delle forze armate viene esaminato nel tempo: dagli eserciti di liberazione ai caudillos; dall’importanza delle missioni militari straniere che portano alla professionalizzazione degli eserciti fino al loro crescente intervento nella vita politica; dalle semplici ribellioni delle guarnigioni (cuartelazos) alle dichiarazioni di sfiducia verso i governi (pronunciamentos) fino a diventare garanti della stabilità e della soluzione liberista imposta a tutto il subcontinente dopo la breve stagione dello sviluppo economico e dei populismi.
La rivoluzione cubana e l’emergere delle forze popolari interrompe l’equilibrio monroviano che era culminato nella politica panamericana e nella nascita dell’Organizzazione degli Stati Americani (Conferenza di Bogotà, 1948). Questo cambia il ruolo delle forze armate.
Fra le élites civili e militari è diffusa l’opinione che, mentre è legittimo l’intervento delle forze armate nel processo politico, è illegittimo che assumano la direzione politica per lunghi periodi di tempo.
I militari sono inclini a non mantenersi a lungo al potere e considerano ottimale il periodo necessario ad indire nuove elezioni; per questo l’intervento fa parte delle regole del gioco, l’opposizione dei civili è limitata ed il livello di scontro e di violenza piuttosto basso.
L’epoca del ruolo moderatore dei militari si chiude con il colpo di stato istituzionale delle forze armate brasiliane, il primo aprile 1964; non è più l’intervento di gruppi di militari politicizzati ma delle forze armate nel loro insieme contro la gestione dei civili nel loro complesso.
I militari che prendono il potere in Brasile (1964), in Bolivia (1964), in Argentina (1966), in Perù (1968), in Cile e Uruguay (1973) rifiutano il ruolo di cani da guardia delle oligarchie e si mettono a lavorare in proprio proponendosi come nuova classe dirigente.
La terza parte, Genesi del documentario, tratta del contesto storico ed aziendale nel quale è maturato il documentario.
Particolare interesse suscita l’esperienza della Democrazia Cristiana (Dc) cilena (e, in genere, latinoamericana), che sembra mostrare la possibilità di un progresso dell’America Latina al di fuori di esperienze rivoluzionarie e un’alternativa sia a Cuba che alle dittature militari e, in una Rai la cui informazione è ancora saldamente controllata dalla Dc, questo ha la sua importanza.
Insomma l’America Latina mostrava una tale varietà di situazioni da essere un terreno privilegiato dello scontro ideologico sia nazionale che internazionale e la Rai decideva di costituire all’intero della redazione del telegiornale un gruppo di lavoro che si occupasse del subcontinente latinoamericano il cui coordinamento venne affidato al giornalista Roberto Savio.
Nasce Viaggio nell’America Latina. Generali e colonnelli, la cui realizzazione viene affidata a tre giornalisti, tutti esperti di questioni latinoamericane: Nino Criscenti, Sergio De Santis e Roberto Savio.
Questo lavoro anticipava una serie televisiva più ampia, in sei puntate, dal titolo America Latina. Capire un continente, che affrontava i temi dell’economia, della riforma agraria, della Chiesa e delle società indigene.
La quarta parte, Analisi del documentario, cerca di introdurre l’analisi del testo, delle immagini e delle interviste presenti nel documentario al fine di comparare la storia che emerge dal documentario con il lavoro tradizionale degli storici, evidenziandone convergenze e divergenze e tentare una valutazione circa il tipo di messaggio veicolato.


Note biografiche sull’autore

Domenico Pontrandolfi ha conseguito nel 2006 la laurea triennale in Scienze storiche, del territorio e per la cooperazione internazionale presso l’Università degli studi di Roma Tre. Si interessa di studi storici in generale e di America Latina in particolare.

Per contattare l’autore: pontrandolfid [at] libero.it

Domenico Pontrandolfi

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