Riciclare, vendere e produrre nell'altra metà dell'economia

Tesi di dottorato di Diego Coletto

Dottorato di ricerca in Sociologia economica

Università: Università degli Studi di Brescia

Relatore: Prof. Gian Primo Cella

Coordinatore: Prof. Serafino Negrelli

Anno accademico: 2005 - 2006

Milioni di persone sopravvivono ogni giorno occupando, con continuità e disordinatamente, con grande entusiasmo ed altrettanto grande disperazione, le strade delle città del Sud del mondo. Nelle aree metropolitane dell’Africa, dell’America Latina e dell’Asia, le strade ed i marciapiedi sono spesso una zona extralegale occupata da una moltitudine di venditori ambulanti, artigiani, artisti di strada, predicatori, lustrascarpe, fattorini e cercatori di rifiuti. In questi spazi emergono qualità e capacità degli individui, quali il talento, l’entusiasmo, la creatività e l’abilità di provvedere alla propria sussistenza, partendo praticamente dal nulla. Ingegnosi adattamenti locali si aggiungono alla produzione di beni e servizi essenziali (e, in molti casi, la sostituiscono), trasformando radicalmente certe aree di produzione manifatturiera, distribuzione al dettaglio, costruzioni e trasporti. La strada, però, può anche divenire un luogo in cui si perpetuano forme di sfruttamento, trasformandosi in un “vuoto di legalità” in cui organizzazioni criminali di diversa natura impongono le loro norme ed il loro ordine sociale.
Le eterogenee attività svolte dalla popolazione che occupa lo spazio pubblico dei centri urbani del Sud del mondo hanno iniziato ad essere oggetto di analisi sistematiche circa 35 anni fa. In uno di questi studi, è stato utilizzato, per la prima volta, il termine economia informale. Una nozione che indica un insieme eterogeneo di processi di produzione e di scambio di beni e di servizi che tendono a sottrarsi ad una o più peculiarità del settore formale dell’economia, quali la regolazione del diritto commerciale, fiscale, del lavoro e, in alcuni casi, la regolazione del mercato e l’orientamento al profitto.
Con il trascorrere degli anni, soprattutto in America Latina, si sono susseguiti molteplici approcci teorici ed empirici che hanno cercato di approfondire la conoscenza dell’economia informale. Studi particolareggiati, strettamente connessi ai contesti culturali, sociali ed economici in cui si svolgeva la ricerca empirica si sono alternati a tentativi di fornire una definizione unica di economia informale, dalla valenza universale: frequentemente, però, l’eterogeneità e la complessità del fenomeno ed il fatto di studiarlo in ambiti territoriali conosciuti solo superficialmente hanno evidenziato le difficoltà ed i limiti delle interpretazioni costruite con strumenti analitici propri di un’unica disciplina. In particolare, l’applicazione di rigidi paradigmi propri dell’economia non ha permesso di cogliere adeguatamente le ambivalenze e la processualità dell’informalità. In tal modo, la comprensione dei processi che generano e riproducono questo fenomeno economico-sociale ha continuato ad essere frammentata e parziale, lasciando senza adeguate risposte diverse delle domande che indagavano le caratteristiche dell’economia informale ed il suo continuo riprodursi ed intrecciarsi con la parte formale dell’economia.
Lo studio sul campo di specifici esempi di economia informale che è presentato nello scritto ha preso avvio da alcune di queste domande rimaste spesso senza risposta - quali sono gli attori sociali che agiscono nell’economia informale? Come attuano, nella pratica, le loro strategie di sopravvivenza? Quale interpretazione e significato questi soggetti danno della loro condizione di lavoratori e lavoratrici informali? Quali le istituzioni che regolano le transazioni nell’economia informale? Quando, e in che modo, le risorse racchiuse all’interno dell’economia informale possono essere mobilizzate per favorire avanzamenti in percorsi di sviluppo economico ed emancipazione sociale?
Le risposte a tali quesiti sono state cercate osservando, e quindi narrando, casi specifici, fatti piccoli, fittamente intrecciati tra loro, accaduti in due diverse realtà urbane brasiliane. Utilizzando strumenti di ricerca empirica propri dell’etnografia, l’autore ha provato a capire il punto di vista dei soggetti che operano nell’economia informale, evidenziando la molteplicità e l’unicità delle piccole esperienze quotidiane, focalizzando l’attenzione su quel retroterra strutturale, sia culturale che sociale, che influenza la logica d’azione dei soggetti osservati.
Nel testo si narra delle interazioni sociali e delle azioni quotidiane, di frammenti di vita e di attività economiche che vedono protagonisti i riciclatori di rifiuti ed i venditori ambulanti a Porto Alegre - la capitale del Rio Grande do Sul, uno degli stati più ricchi del Brasile - ed i venditori e le venditrici porta a porta ad Itapetininga - cittadina situata nella grande pancia dello stato di San Paolo.
Le prime due narrazioni trattano di lavoratrici e lavoratori che creano nelle strade e nelle piazze di Porto Alegre mercati di origine popolare e, per molti aspetti, sviluppati al di fuori della legge. I riciclatori di rifiuti percorrono senza sosta le vie della città alla ricerca di rifiuti riciclabili da rivendere ad intermediari che agiscono sia nel circuito ufficiale, sia in quello informale dell’economia. Si tratta di donne e uomini per i quali “frugare” costituisce una strategia quotidiana di sopravvivenza. I venditori ambulanti, invece, svolgono quotidianamente la loro attività commerciale sviluppando “modi d’agire” che variano a seconda dello spazio occupato e dei beni o servizi venduti. La gamma dei prodotti che alimentano il commercio informale pare infinita, così come sono ricche d’infinite sfumature le storie di vita delle persone che sopravvivono con i proventi di questo commercio.
In entrambi i casi, si tratta di persone che hanno fatto dello spazio pubblico urbano il loro principale luogo di lavoro ed, in molti casi, di vita; un luogo che li rende fisicamente estremamente visibili al resto della cittadinanza, continuando ad essere però, in maniera quasi paradossale, dei lavoratori “invisibili”, privati dei diritti sociali e, quasi sempre, anche di quelli civili.
L’ultima narrazione si riferisce ad un contesto urbano diverso e tratta di uomini e di donne che, con il sostegno di reti sociali più o meno forti, alimentano la vendita porta a porta di biancheria intima, vale a dire una delle attività commerciali più fiorenti e popolari fra le fasce di reddito medio-basso della popolazione brasiliana. Dalla descrizione “fitta” di azioni ed interazioni sociali quotidiane emergono le norme formali ed informali che determinano l’ordine sociale ed i fattori sociali che influenzano e garantiscono il buon esito delle transazioni economiche, evidenziando come, in molti casi, lo scambio assume significati sociali più complessi rispetto al suo mero significato economico.
Con la narrazione di episodi di vita e di lavoro spazialmente e temporalmente delimitati, il testo si propone mettere in luce i processi attraverso cui attori sociali emarginati dal resto della società tentano di ricostruirsi una vita nell’economia informale, evidenziando le risorse presenti nell’altra metà dell’economia ed i modi attraverso cui tali risorse sono mobilizzate. Considerata in tale prospettiva, l’evidenza e la comprensione delle molteplici declinazioni operative che l’economia informale può assumere nella realtà e degli intrecci fra questi tipi d’informalità e la parte formale dell’economia permettono di spostare il fuoco dell’attenzione e della discussione dall’idea dell’esistenza di un unico e continuo processo di modernizzazione alla consapevolezza che i sentieri per lo sviluppo possono essere molteplici ed attuabili anche in contesti socio-economici in cui il peso dell’economia informale continua ad essere importante.

Note biografiche sull’autore

Diego Coletto ha attualmente un assegno di ricerca presso il dipartimento di Studi del Lavoro e del Welfare dell’Università degli Studi di Milano, nell’ambito del progetto di ricerca MiUR-PRIN 2006 “Flessibilità del lavoro, strategie organizzative, tutela dei lavoratori: pubblico e privato a confronto”. Partecipa, come ricercatore e per la parte relativa all’Italia, all’European Industrial Relations Observatory (Eiro) e all’European Restructuring Monitor (Erm). L’Eiro e l’Erm sono progetti della Fondazione Europea per il Miglioramento delle Condizioni di Vita e di Lavoro di Dublino. Recentemente, ha pubblicato il saggio “L’economia informale ed i suoi confini con il settore formale nei paesi del Sud del mondo”, in La Rosa M., Regalia I., Zucchetti E., Vecchi e nuovi dualismi nell’analisi dell’economia, del lavoro, delle organizzazioni, collana Sociologia del lavoro, Milano: Franco Angeli, 1a edizione 2007.

Per contattare l’autore:
diego.coletto [at] unimi.it
tel: 0039 3490832375

Diego Coletto

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